Il lavoro in somministrazione più forte della crisi

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28.06.2017 - Gli occupati in somministrazione, nel 2016, si sono attestati sulle 615mila unità superando i livelli pre-crisi, pari al 3,5% dell’occupazione dipendente. A fare la fotografia del settore è il Rapporto “I primi 20 anni di lavoro in somministrazione in Italia", realizzato da Stefano Sacchi, presidente dell’Inapp e da Tiziano Treu, presidente del Cnel, presentato a Roma, nella sede dell’Inapp il 27 giugno scorso in occasione del convegno organizzato da Assosomm (Associazione italiana delle agenzie per il lavoro) e da The European House-Ambrosetti.

Il lavoratore in somministrazione è per la maggior parte dei casi un operaio (73% del totale), uomo (61%), a tempo determinato (91%) e con meno di 35 anni (54%); questo, nonostante la componente giovanile risulti in calo rispetto a una crescita dei lavoratori più anziani. Molto significativa anche la parte degli stranieri che rappresenta il 20% del totale su un incidenza media nell'occupazione nazionale del 12%. Sul fronte della diffusione territoriale, è soprattutto nel Nord-Est che la somministrazione mostra un andamento positivo: il dato del 2016 è infatti superiore del 15% a quello del 2008, prima della crisi.

La Ricerca illustra “l’evoluzione virtuosa della somministrazione, dalla iniziale funzione di fornitura di manodopera degli interstizi del mercato del lavoro a strumento di politica attiva e di servizio a tutto tondo per i lavoratori e per le imprese” ha spiegato Tiziano Treu, che della somministrazione è il padre, avendola introdotta in Italia quando era Ministro del lavoro, nel 1997. Rosario Rasizza, presidente Assosomm e amministratore delegato di Openjobmetis, nel corso del suo intervento, ha ricordato che questi vent’anni per le agenzie sono stati occasione di evoluzione continua e apprendimento costante per essere attori poliedrici che fanno incontrare domanda e offerta di lavoro.  

Il Ministro del lavoro, Giuliano Poletti, ha fatto notare quanto sia importante “guardare molto lontano ma occorre agire velocemente nel quotidiano, soprattutto in un ambito così delicato come quello del lavoro, c'è bisogno di monitorare numeri e tendenze con attenzione, così come fatto nel Rapporto”.

Nel corso del tempo la somministrazione si è anche diffusa nel settore dei servizi non commerciali e tra le piccole e medie imprese. "Da canale d'ingresso nel mercato del lavoro per i giovani – ha sottolineato Sacchi - il lavoro somministrato è oggi un lavoro a tutti gli effetti, caratterizzato da un fortissimo investimento in formazione, che è quanto serve per affrontare la quarta rivoluzione produttiva". Sono stati infatti erogati nel 2016 più di 33mila corsi indirizzati ad oltre 230mila lavoratori in somministrazione, per un impegno finanziario di quasi 179 milioni di euro.

Il Rapporto si conclude con una riflessione sul possibile ruolo della somministrazione nell’aiutare a fornire certezze giuridiche e tutele sociali per uno dei fenomeni connessi alla quarta rivoluzione produttiva che si sta sviluppando con maggiore rapidità: il lavoro nelle piattaforme. Così come nella somministrazione, il lavoratore delle piattaforme ha una relazione contrattuale con un soggetto, la piattaforma, ma presta la propria attività nei confronti di un utilizzatore, che a sua volta ha acquistato un servizio dalla piattaforma. L'idea, avanzata di recente nel dibattito italiano e ripresa nel Rapporto, è di qualificare le piattaforme di lavoro come agenzie di somministrazione, con quel che ne consegue in termini di relazioni lavorative e contrattuali. "Occorre proseguire nell’elaborazione di quest’idea – ha concluso Stefano Sacchi – capendo se e in che modo la disciplina della somministrazione può essere estesa alle piattaforme, adeguandola ai casi concreti, coinvolgendo imprenditori e sindacati attraverso il dialogo sociale".